Mindfulness a tu per tu

armoniaRICEVE SU APPUNTAMENTO.

Insegnante: Cinzia Orlando.

Rivolto ad adulti, adolescenti e bambini.

Mind Sight ovvero come riprendere i sensi all’interno di una relazione terapeutica utilizzando la Mindfulness. 
Proveremo ora insieme a capire come la Mindfulness può essere integrata all’interno di un percorso terapeutico di crescita personale.

“Mindsight” è il termine usato da Daniel J. Siegel per descrivere quell’attenzione focalizzata che ci permette di osservare il funzionamento interno della nostra mente. 
Daniel Siegel[1], che utilizza la Mindfulness nel suo lavoro di psicoterapeuta, ci suggerisce che tra tutte le importanti competenze che portano benessere alla vita dell’uomo, la consapevolezza di sè è quella che sta alla base di tutte le altre. Per sintonizzarci con gli altri e vivere positivamente le nostre relazioni abbiamo la necessità di monitorare le nostre emozioni.

Quando nella vita non siamo sufficientemente connessi con noi e gli altri ci addormentiamo, sveniamo di fronte alle nostre autentiche esperienze e non siamo più in grado di attraversare il mare della nostra vita a vele spiegate. La relazione terapeutica può diventare lo spazio all’interno del quale sviluppiamo queste capacità e riprendiamo i sensi.

Riprendere I sensi” è il titolo di un famoso libro di Jon Kabat Zin[2], e ci suggerisce che la Mindfulness è una pratica, non una tecnica, attraverso cui attiviamo un processo in cui ci risvegliamo alla vita: a noi stessi e al mondo naturalmente.

brainstorming_notesCi risvegliamo utilizzando i nostri sensi, la modalità più immediata e diretta di essere nell’esperienza. Ci alleniamo a prestare un’attenzione fresca a ciò che sentiamo: il corpo, i pensieri, le nostre emozioni, e a ciò che incontriamo: gli altri. Chiamiamo questa esperienza, che tutti noi in qualsiasi momento della vita possiamo attivare, modalità dell’essere.

Un terapeuta che accompagna una persona nel suo percorso di consapevolezza verso la modalità dell’essere, suggerisce di sospendere intenzionalmente ogni forma di attività e rilassarsi nel momento presente senza cercare di riempirlo con nulla.

Il terapeuta può proporre pratiche di consapevolezza, di meditazione, di compassione che favoriscano l’esplorazione, integrazione e l’armonizzazione delle nostre componenti psichiche e corporee.

Un’altra componente fondamentale dell’approccio terapeutico Mindful è guidare attraverso pratiche che consentano la stabilizzazione dell’attenzione e l’accoglimento dei contenuti mentali. Aiutare l’altro ad imparare a “prestare intenzionalmente attenzione nel momento presente ed in maniera non giudicante al dispiegarsi dell’esperienza” come ci spiega proprio la definizione di Mindfulness.

Quando sperimentiamo malessere, dolore o non riusciamo a tirarci fuori da schemi ripetitivi che ci portano a commettere sempre gli stessi errori, la consapevolezza di quello che stiamo attraversando può aiutarci a riconnetterci, ad integrare quelle esperienze all’interno di un tessuto solido ed una trama resistente, resiliente.

Un’altro testo importante come “Full catastroph living” (Kabat Zinn), ci descrive come possiamo imparare a navigare in ogni sorta di circostanze stressanti.
Si tratta di una riflessione rispetto a come il nostro vivere oggi sia basato su un complesso sistema di evitamento delle emozioni sgradevoli, e di come, utilizzando il pensiero, crediamo, erroneamente, di poter risolvere i nostri stati interni sgradevoli, trattandoli come se fossero problemi matematici, o quesiti di logica.
Facciamo questo talmente presto da non avere il tempo di vedere chiaramente cosa ci sta succedendo. 

pilota-automaticoAbbiamo imparato a distrarci, a distogliere l’attenzione da ciò che ci accade per vivere attraverso una sorta di pilota automatico, in una dimensione del pensiero che filtra continuamente le nostre esperienze prima ancora che si manifestino completamente.

La nostra mente è spesso proiettata al futuro e al passato. Questo ci impedisce di vedere ed affrontare efficacemente le situazioni problematiche del presente, le uniche di cui dovremmo occuparci pienamente nel momento in cui accadono, specialmente se sono drammatiche. 

La fuga diventa il nostro modo abituale di rapportarci ai problemi e così, distrazione dopo distrazione, il nostro senso di padronanza diminuisce. Viviamo superficialmente, ci regoliamo, non in base a quello che c’è realmente, ma in base a ciò che immaginiamo debba esserci, pensiamo la vita invece di sentirla. E quando le cose non quadrano più finiamo per sentirci travolti, ecco lo stress.

Non sono gli eventi della vita che finiscono per stressarci ma come noi li affrontiamo, il nostro grado di consapevolezza.
Le reazioni automatiche agli eventi stressanti sono responsabili di gran parte dello stress che viviamo.

Quando ci troviamo imprigionati in un circolo vizioso dello stress si attivano inconsapevolmente delle reazioni corporee emotive e mentali: la famosa tachicardia, la sudorazione, l’irritabilità, vedere tutto nero, reagire con difesa, essere impulsivi.

stressIl sistema simpatico è iperstimolato e attiva a sua volta ipervigilanza e altro stress. Non riusciamo a staccare la spina. Allora reprimiamo le nostre emozioni, e anche i segni esterni, quelli corporei della reazione di stress e la interiorizziamo, continuiamo a portarci dentro l’eccitazione, gli ormoni e i sentimenti che agitano la nostra mente. 

Possiamo rispondere allo stress attraverso le pratiche di Mindfulness che si attivano all’interno di un approccio mindsight.

Queste abilità ci consentono letteralmente di attivare la nostra corteccia prefrontale e possiamo creare una specie di “by pass” che attiva funzioni più evolute e sagge e uscire fuori dal circolo vizioso. E’ questo regno prefrontale che caratterizza l’evoluzione della nostra specie rispetto al restante mondo animale.

E’ la corteccia prefrontale laterale che prende parte a generare il focus consapevole dell’attenzione. E’ l’attivazione delle funzioni della corteccia prefrontale mediale che ci permette di fermarci prima di agire, di sperimentare insight ed emozioni, mette in connessione  le altre zone del cervello che entrano in gioco nei momenti critici come l’area limbica e il tronco encefalico.
Questo ci permette di coordinare il sistema simpatico con quello parasimpatico (cioè i freni). 
Imparare ad attivare queste connessioni ci aiuta a sviluppare la capacità di prendere tempo prima di rispondere (che è una componente importante dell’intelligenza emotiva).

Ci permette di divenire completamente consapevoli di ciò che sta avvenendo e di trattenere i nostri impulsi sufficientemente a lungo per considerare varie alternative di risposta.
E’ la corteccia prefrontale mediale che ci permette di sentire le intenzioni e il punto di vista dell’altro.

La “bella notizia” è che possiamo utilizzare il potere della nostra mente per cambiare i pattern di attivazione del nostro cervello.
Saper dirigere la nostra attenzione, include in sè il potere di plasmare i pattern di attivazione temporale e in più stimolare l’attivazione cerebrale. 

Questo nuovo approccio, che unisce psicoterapia e pratiche di consapevolezza è ormai diffuso, e ci permette di superare routine comportamentali, ansia depressione, avidità, ossessioni e dipendenze ed essere flessibili e liberi. Un approccio terapeutico all’insegna della mindsight ci aiuta a focalizzare la nostra mente in modi che letteralmente promuovono l’integrazione e orientano il cervello verso la resilienza e la salute. 
Stare bene si può.

[1] Siegel, psicologo clinico di talento e maestro nell’integrare le componenti psicologiche con i dati delle neuroscienze e gli studi in età evolutiva. Scrive attualmente testi e manuali sul cervello, la psicoterapia e l’educazione, oltre che formare i professionisti della salute mentale.

[2] Zinn, biolologo molecolare americano,  negli anni ottanta ha applicato la Mindfullness, così come oggi la conosciamo, a pazienti che soffrivano di dolore cronico all’interno dei loro contesti di cura, e dato così il via a tutte le ricerche scientifiche e gli approfondimenti  che l’hanno resa così famosa e utilizzata.

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