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Cinzia Orlando Mindfulness
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La maggior parte di noi prova compassione (ovvero affetto e desiderio di aiutare) quando un caro amico soffre e lotta per superare una situazione difficile. Come sarebbe ricevere la stessa premurosa attenzione ogni volta che ne abbiamo bisogno?

Per farlo basta imparare a reindirizzare la nostra consapevolezza su di noi e a riconoscere che, come ogni essere umano, anche noi siamo meritevoli di affetto e di aiuto.
 

Questo atteggiamento si chiama auto-compassione: la capacità di offrirci comprensione invece di giudizio, vicinanza invece di durezza, sostegno invece di critica. Significa smettere di trattarci come un problema da correggere e iniziare a considerarci una persona da accompagnare, soprattutto nei momenti di fragilità.

Quando impariamo a rivolgerci a noi stessi con gentilezza, non stiamo giustificando i nostri errori né rinunciando a crescere. Al contrario, stiamo creando lo spazio emotivo necessario per guarire, imparare e andare avanti con maggiore equilibrio. Accettare la nostra imperfezione ci ricorda che la sofferenza non ci isola, ma ci unisce agli altri, perché fa parte dell’esperienza umana.

Coltivare l’auto-compassione significa quindi ascoltarci con rispetto, riconoscere il nostro dolore senza minimizzarlo e offrirci le stesse parole di incoraggiamento che riserveremmo a chi amiamo. È un atto di cura quotidiano che, nel tempo, rafforza la resilienza e ci permette di affrontare la vita con più coraggio, autenticità e serenità.

La pratica della Mindfulness aiuta proprio a questo.

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